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Enciclopedia Marxista

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  MIA - Sezione italiana: Enciclopedia Marxista
Babeuf Francois Noel
Babusckin I. V.
Bagration D. P.
Bagration, P'étr-Ivanovic
Bakayev Ivan
Bakhmetiev B. A.
Bakunin Michail A.
Balabanov, Angelica
Balabanov M. S.
Baldwin Staitley
Baracchi, Guido
Barbusse Henri
Barozine
Bastelica Andre
Bauer Bruno
Bauer Heinrich
Bauer Otto
Bax Ernest Belfort
Bazarov V.
de Beauvoir, Simone
Bebel August
Becker Bernhard
Becker Hermann Heinrich
Becker Johann Philipp
Becker Karl
Becker Oskar
Belevski
Benjamin Walter
Berger, Victor Louis
Beria, Lavrenti
Berkenheim A. M.
Bernatski M. V.
Bernstein Eduard
Bielorussov (Belevski) A. S.
Bignami Enrico
Bismarck Otto von
Blagonravov
Blanc J.J.C.L.
Blanqui Louis Auguste
Blasco
Bobrinski V. A.
Bogatevski M. P.
Bogdanov Aleksandr A.
Bordiga Amadeo
Borgbjerg Frederic
Borkheim S. Ludwing
Bourderon Alber
Bradlaugh Charles
Bracke A. M. Desrousseaux
Bracke Wilhelm
Brand
Brandler Heinrich
Branting Karl Hjalmar
Brentano Lorenz Peter
Brentano Lujo
Breshkovskaya Catherine
Brezhnev, Leonid
Briand Aristide
Briukanov N. P.
Brousse Paul
Bruhn Karl von
Bublikov A. A.
Bubnov A. S.
Buchanan Sir George W.
Büchner Ludwig
Bukharin Nikolai
Bulgakov Serge
Bullit, William Christian
Bunakov I.
Burnham James
Burns Lydia
Burns Mary
Bürgers Heinrich

 

Babeuf Francois Noel (Gracco) (1760-1797)
agitatore politico francese, all’epoca della Grande Rivoluzione del 1789 esprime, con la «Lega degli Eguali», istanze proletarie di giustizia economica e sociale, implacabilmente osteggiate dalla borghesia giacobina. La «congiura degli Eguali» fallirà nel suo intento di instaurare una dittatura provvisoria che metta in atto una forma di comunismo agrario. Il 10 maggio 1796 i capi della «Lega» vengono arrestati e Babeuf condannato a morte.
Il soprannome Gracco (col quale firmò spesso i suoi articoli) è ispirato alla figura di Caio Gracco che, da tribuno della plebe nel 123 a.C., con suo fratello Tiberio, fu fautore di una riforma agraria a favore della plebe.
Nelle parole di Bordiga [La «invarianza» storica del marxismo], “dinanzi alla illuminista dottrina della nuova Dea Ragione, si leverà gigante Gracco Babeuf, rozzo nella presentazione teoretica, per dire che la fisica forza materiale conduce avanti più della ragione e del sapere”
Babeuf, conclude Labriola [Del materialismo storico], “fu vero eroe di tragedia antica, che dà di cozzo nel fato, per la ignorata incongruenza del proprio disegno con la condizione economica del tempo, non atta ancora a mettere su la scena politica un proletariato fornito di esplicita coscienza di classe”.

Babuskin Ivan Vasil'evic (1873-1906),
figlio di contadini poveri, fu prima apprendista in un'officina a Kronstadt e poi operaio nell'azienda Semjannikov dì Pietroburgo dove a soli sedici anni esordì nel movimento rivoluzionario. In seguito divenne uno degli elementi più attivi dell'Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia. Arrestato nel 1896 e scarcerato nel 1897 riprese l'attività rivoluzionari a Ekaterinoslav dove divenne uno dei più validi dirigenti operai del partito.
Sorvegliato dall'Ochrana, nel 1900 lasciò la città e si trasferì a Orechovo-Zuev e lvanovo-Voznesensk. In questo periodo prese contatto con Lenin e divenne i più assiduo agente e corrispondente operaio delI'Iskra. Arrestato nuovamente nel 1901, nel 1902 riuscì a fuggire ed emigrò a Londra, dove scrisse le sue memorie, sotto forma di opuscolo, per la propaganda tra i giovani operai. Tornato in Russia, gli fu affidato il lavoro di partito a Pietroburgo. Nel 1903 fu condannato alla deportazione a Vercholensk in Siberia.
Nella rivoluzione del 1905 fu alla testa dell'insurrezione prima a Irkutsk e poi a Cita. Il 31 gennaio 1906, Babuskin e cinque suoi compagni, mentre stavano rientrando a Irkutsk per reintegrare la direzione del Partito che era stata arrestata, furono catturati dai soldati zaristi e fucilati.
"Babuskin fu uno dei primi operai bolscevichi".
Zinov'ev ricorda che Lenin "nutriva per lui un affetto particolare", lo considerava come "uno dei rappresentanti dì maggior valore della prima generazione di operai marxisti". La sua attività e la sua esperienza, le sue "Memorie" sono la migliore dimostrazione dell'assunto comunista che "l'emancipazione della classe operaia dovrà avvenire ad opera della classe operaia stessa". Babuskin già da giovanissimo entra in contatto con il movimento rivoluzionario e, pur oppresso da un lavoro faticoso ed estenuante, ruba tempo al riposo per educarsi culturalmente e politicamente. Pagina dopo pagina affina le sue conoscenze e la sua capacità di analisi confortando di coscienza il suo già ardente spirito combattivo di classe. Le sue "Memorie" ci consegnano la figura esemplare dell'operaio che la borghesia avversa e combatte con la spada quando deve, con la penna quando può.
[Dall’introduzione alle Memorie pubblicate dalle edizioni Lotta Comunista].

Bagration D. P. (1863 - )
principe, generale dell’esercito zarista. Dopo la rivoluzione di febbraio fu al comando della Divisione indigena del Caucaso, prese parte alla rivolta di Kornilov.

Bagration, P'étr-Ivanovic (1765-1812),
Principe e generale russo.

Bakayev Ivan (1887-1936)
bolscevico, capo della GPU (la polizia segreta staliniana) a Leningrado; sostenitore di Zinov’ev. Fu espulso dal partito nel 1927 per le sue idee politiche, per essere poi riammesso una volta accettata la linea del partito; accusato di tradimento al primo processo di Mosca (1936) venne giustiziato.

Bakhmetiev B. A.
ambasciatore di Kolciak a Washington.

Bakunin Michail A. (1814-70)
rivoluzionario russo tra i fondatori dell’anarchismo. Negli anni ’30 fu seguace di Hegel, traducendo per la prima volta in russo una sua opera ("Letture Ginnasiali"). Nel 1842 Bakunin scrisse "La reazione in Germania", articolo la cui popolarità si dispiegò tra molti gruppi giovanili; la conclusione di questo suo saggio fornisce una delle asserzioni più citate di Bakunin: "Il desiderio per la distruzione è, allo stesso tempo, un desiderio creativo". Bakunin incontrò per la prima volta Marx e Proudhon a Parigi nel 1844; poco tempo dopo con Marx, Feuerbach e Ruge fondò il giornale Deutsch-Französische Jahrbücher. Nel 1948 prese parte alla rivoluzione tedesca (a Dresda), fu arrestato l’anno seguente e condannato (in Sassonia) a morte, ma la sentenza venne presto commutata in ergastolo. Su richiesta del governo austriaco venne esiliato in Austria, dove venne nuovamente condannato alla pena di morte prima e all’ergastolo poi (in questo periodo Bakunin subì svariate torture). Nel 1950 venne infine consegnato al governo russo, che lo condannò all’ergastolo. Dopo la morte dello Zar Nicola I (e dopo ben 11 anni scontati nelle galere di mezza Europa) fu esiliato in Siberia (1857), da dove riuscì a fuggire nel 1861 per trovare riparo a Londra.
Dopo il lungo periodo di prigionia, Bakunin scrisse la maggior parte dei suoi lavori politici, consolidando e definendo la sua teoria anarchica, volta all’emancipazione spirituale dell’uomo e al raggiungimento della libertà e dell’eguaglianza per il popolo.
"Io sono un uomo libero solo in quanto riconosco l’umanità e la libertà di tutti gli uomini che mi circondano. Rispettando la loro umanità, rispetto la mia"
Bakunin era hegeliano e con Marx ed Engels condivideva la coscienza del bisogno di una società socialista:
"Organizzare la società in maniera tale per cui ogni individuo, uomo o donna, possa trovare, nell’arco della sua vita, uguali mezzi per sviluppare le sue diverse facoltà. E organizzare una società tale che, rendendo impossibile lo sfruttamento dell’altrui lavoro, metta ogni individuo in condizione di godere della ricchezza sociale, che in realtà è prodotta solo dal lavoro collettivo, ma di godere di essa solo in quanto anche egli (o ella) contribuisce alla creazione di questa ricchezza sociale".
Ma il suo socialismo, anziché derivare da un’analisi scientifica e materialistica della società, aveva carattere essenzialmente istintivistico:
"Ciò che io predico è quindi […] contro il governo della scienza […] L’unico compito della scienza è quello di illuminare la strada".
La rivoluzione sorgerà attraverso "la spontanea organizzazione del lavoro e della proprietà comune da parte di associazioni di produttori e dall’altrettanto spontanea formazione delle comunità, non dalla suprema azione dello Stato".
Dopo una rivoluzione vittoriosa (la violenza, spiega Bakunin, deve essere diretta alla distruzione delle istituzioni, non verso le persone che ne sono a capo) occorre non affidarsi allo Stato per raggiungere il socialismo. Se l’uguaglianza è mantenuta per opera dello Stato, egli spiega, la libertà è necessariamente esclusa:
"…uguaglianza senza libertà è il dispotismo dello Stato… la più fatale delle combinazioni che può essere creata, ciò sarebbe unire socialismo e assolutismo; unire le aspirazioni del popolo al benessere materiale… con la dittatura o la concentrazione di tutto il potere politico e sociale nelle mani dello Stato… Noi dobbiamo cercare la piena giustizia economica e sociale solo attraverso la libertà… un socialismo che non accetta la libertà come suo unico principio creativo… sarà inevitabilmente… versato alla schiavitù e alla brutalità".
Bakunin spiega che invece di uno Stato occorre formare un’organizzazione internazionale segreta. Le branche nazionali di tale organizzazione saranno dirette da comitati centrali nazionali, subordinati all’organismo internazionale, la cui localizzazione sarà sconosciuta alla maggior parte dei membri del comitato. Quest’organizzazione non può creare la rivoluzione, ma il suo compito è invece:quello di "…facilitare la nascita della rivoluzione diffondendo tra le masse idee che siano in corrispondenza coi loro istinti, senza creare nessun esercito rivoluzionario, poiché l’esercito deve sempre essere popolare, ma piuttosto qualcosa come un quartier generale, composto da… amici del popolo, capaci da far da intermediari tra l’idea rivoluzionaria e l’istinto delle masse".
Dopo la rivoluzione l’organizzazione sarà ancora necessaria per aiutare i membri della società a "definire se stessi" e guidare la società verso la corretta via.
è lo stesso Bakunin a mettere in luce la contraddizione presente in quest’affermazione:
"Ma se noi siamo anarchici, chiederete, che diritto… abbiamo di pretendere di agire sul popolo? Rifiutando ogni potere, con quale potere… dirigeremo la rivoluzione popolare?"
Risposta:
"Con una forza invisibile, non riconoscibile da nessuno e che non può essere imposta da nessuno, attraverso la dittatura collettiva della nostra organizzazione, che sarà più potente quanto più sarà nascosta e irriconoscibile".
Bakunin accentua il fatto che il potere ufficiale è corruttibile persino se è posto nelle mani del più nobile e generoso degli uomini, ma quando il potere non ha nessuna ufficialità, senza né diritti né funzioni fornitegli dal gruppo, i suoi membri saranno privi di interessi egoistici (consistenti nel mantenere la loro posizione) e così non avranno bisogno di ricercare potere e privilegi. Infatti i membri di quest’organizzazione avranno l’unico scopo di "assistere l’autodeterminazione del popolo sulla base della massima uguaglianza possibile e… [mantenere] la libertà, senza la minima interferenza di qualsivoglia potere, neppure provvisorio".
"è indispensabile che la gente sia ispirata ad ideali universali… che essi abbiamo una generale idea dei loro diritti e un profonda, appassionata… fede nella validità di questi diritti. Quando quest’idea e questa fede popolare si uniscono alla miseria che porta alla disperazione, allora la Rivoluzione Sociale è vicina ed inevitabile e nessuna forza al mondo può fermarla".
Marx ed Engels lottarono a lungo contro la superficialità di quest’approccio alla politica, contro questo rifiuto di un’azione politica coscientemente orientata che porta a disarmare il proletariato e a renderlo un soggetto inerme nelle mani della borghesia… e non ha alcuna importanza in questo quanta buona fede possa anche esserci nelle parole di Bakunin o di chicchessia.
"[…] Bakunin ha una teoria tutta particolare, uno zibaldone di proudhonismo e di comunismo, in cui prima di tutto l’essenziale è che egli non considera come male principale da eliminarsi il capitale, e quindi il contrasto di classe tra capitalisti e oprai salariati sorto dall’evoluzione della società, ma lo Stato. Mentre la massa degli operai socialdemocratici è, insieme con noi, dell’opinione che il potere statale non è altro che l’organizzazione che le classi dominanti - proprietari fondiari e capitalisti - si sono dati per difendere i loro privilegi sociali, Bakunin afferma che lo Stato ha creato il capitale, che il capitalista ha il suo capitale solo grazie allo Stato. Poiché dunque lo Stato è il male principale, si deve prima di tutto sopprimere lo Stato, e allora il capitale se ne andrà al diavolo da solo. Noi invece diciamo il contrario: distruggete il capitale, l’appropriazione di tutti i mezzi di produzione da parte di pochi, e lo Stato cadrà da sé. La differenza è essenziale […] Ma, poiché per Bakunin il male fondamentale è lo Stato, non si deve far nulla che possa mantenere in vita lo Stato, e cioè uno Stato qualsiasi, repubblica, monarchia o quale altro si voglia. Perciò, dunque, completa astensione da ogni politica. Compiere un atto politico, ma specialmente partecipare ad un’elezione, sarebbe un tradimento dei principi.
"[…] Predicare agli operai l’astensione dalla politica in ogni circostanza significa spingerli nelle mani dei preti o dei repubblicani borghesi.
"[…] Secondo Bakunin […] [nella] società futura […] non esiste nessuna autorità, perché autorità = Stato = male assoluto. (come faranno costoro a far marciare una fabbrica e le ferrovie, a comandare un bastimento, senza una volontà che decida in ultima istanza, senza direzione unitaria, questo, naturalmente, non ce lo dicono). Anche l’autorità della maggioranza sulla minoranza cessa di esistere. Ogni singolo ed ogni comunità sono autonomi; Bakunin però dimentica ancora una volta di dirci come sia possibile una comunità anche solo di due uomini, senza che nessuno di essi rinunci a qualcosa della sua autonomia" (Engels, Lettera a Cuno del 24 gennaio 1872).
Ancora Engels (nel suo scritto Sull’autorità) pone con decisione l’accento sulla contraddittorietà di una teoria che pretende di essere al contempo rivoluzionaria e anti-autoritaria:
"[…] Tutti i socialisti son d’accordo […] che lo Stato politico e con lui l’autorità politica scompariranno in conseguenza della prossima rivoluzione sociale, e cioè che le funzioni pubbliche perderanno il loro carattere politico, e si cangeranno in semplici funzioni amministrative, veglianti ai veri interessi sociali. Ma gli anti-autoritari domandano che lo Stato politico autoritario sia abolito d’un tratto, prima ancora che si abbiano distrutte le condizioni sociali che l’hanno fatto nascere. Essi pretendono che il primo atto della rivoluzione sociale sia l’abolizione della società. Non hanno mai visto questi signori una rivoluzione? Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che ci sia: è l’atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni; mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi inspirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità del popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può, al contrario, rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?
"Dunque, delle due cose l’una: o gli anti-autoritari non sanno ciò che dicono, e in questo caso non seminano che confusione; o essi lo sanno, e in questo caso tradiscono il movimento del proletariato. Nell’un caso e nell’altro essi servono la reazione".
Bakunin non entrò subito nell’Internazionale, inizialmente fu anzi membro della Lega per la Pace e la Libertà di stampo borghese. Con la sua corrente (composta da E. Reclus, Aristide Rey, Jaclard, Fanelli, N. Joukovsky, V. Mratchkovsky e altri) fu però messo in minoranza al Congresso di Berna della Lega, dalla quale uscì per fondare l’Alleanza Internazionale per la Democrazia Socialista. Con quest’organizzazione entrò a far parte dell’Internazionale (nel 1869), ponendosi in contrapposizione a Marx.

Balabanov, Angelica (1878-1965),
nata in Ucraina, si avvicinò alle idee radicali quand'era studentessa universitaria a Bruxelles. Si trasferì poi a Roma dove iniziò ad organizzare operai immigrati dell'industria tessile. Successivamente divenne esponente di spicco del Partito Socialista Italiano.
Mantenne sempre stretti contatti col movimento rivoluzionario russo e fu parte dell'Unione delle Donne Socialiste, lavorando a stretto contatto con Clara Zetkin. Poco dopo il trionfo bolscevico la Balabanov tornò in Russia, dove nel 1919 divenne segretaria nell'Internazionale. Successivamente cominciò ad essere critica nei confronti del bolscevismo e tornò in Italia, ma la presa del potere da parte del fascismo la costrinse all'esilio in Svizzera. Qui, nel 1928, fu editrice per Avanti!. Continuò ad essere internazionalmente attiva in campo socialista sino a che la sua salute, nel 1964, ebbe un tracollo.

Balabanov M. S. (1873-)
menscevico russo. Nel 1918 fu membro della Rada centrale ucraina, di ispirazione controrivoluzionaria. Nel 1919, membro del comitato dell’organizzazione menscevica di Kiev.

Baldwin Staitley (1867-1947)
laureatosi a Cambridge divenne vice-presidente dell’impresa di famiglia (che produceva ferro e acciaio). Deputato conservatore dal 1906; presidente del Board of Trade negli anni 1921-22; Cancelliere dello Scacchiere nel 1922-23. Nel 1923 successe inaspettatamente a Bonar Law come Primo Ministro e leader dei Tory, ma fu poi presto sconfitto alle elezioni. Tornò ad occupare la poltrona di primo Ministro dal 1925 al 1929, e come tale guidò la politica dei conservatori nel decisivo scontro con la classe operaia, che dopo il "Venerdì Rosso" del luglio 1925 si faceva sempre più aggressiva. Successivamente, nel 1931, fu membro del Governo Nazionale composto dai Conservatori uniti ad un gruppuscolo di esponenti della destra laburista. Fu nuovamente Primo Ministro nel 1935-37 succedendo a MacDonald. Durante la rivoluzione spagnola diede l’appoggio dell’Inghilterra a Franco.

Baracchi, Guido (1887-?),
australiano figlio di nobili italiani. Nel 1918 venne arrestato per il suo rifiuto di entrare nell'esercito. Si unì al IWW e divenne, fino al 1920, editore per il suo organo di stampa. Divenne poi editore per il mensile marxista The Proletarian, il quale poi divenne giornale teorico del Partito Comunista Australiano (CPA), partito di cui egli fu tra i fondatori. Trasferitosi in Germania, prese a scrivere per l'Imprecor, il giornale in lingua inglese del Comintern. Nel 1925 tornò in Australia, dove si fece promotore di una liquidazione del partito atta a spezzare l'isolamento in cui questo era venuto a trovarsi; per tali suoi intendimenti venne espulso dal partito stesso. Lasciò nuovamente l'Australia, per ritrovarsi ancora in Germania nel 1935. In 1939, ritornato in Australia, Baracchi denunciò il patto Stalin-Hitler e si unì, in seguito, ai trotskysti.

Barbusse Henri (1873-1935)
famoso letterato francese pacifista, nel 1916 aveva pubblicato il romanzo Le Feu e l'anno successivo era stato tra gli artefici della creazione dell'Association Républicaine des Anciens Combattants. Fondatore della rivista Clarté (1918), aveva aderito al partito comunista nel 1923 ma era rimasto imbevuto di spirito pacifista e cristiano. Nel giugno del 1928 aveva lanciato il prestigioso settimanale Monde. Fu la figura di punta dei congressi internazionali contro la guerra (agosto 1932) e contro il fascismo (giugno 1933) organizzati da Willi Münzenberg per conto dell'Internazionale Comunista stalinizzata. Morì a Mosca durante i lavori del VII Congresso del Comintern. Tra i suoi scritti vi sono le due biografie di Stalin e di Gesù Cristo.

Barozine vedi Gourget Pierre

Bastelica Andre (1845-1884)
tipografo francese seguace di Bakunin.

Bauer Bruno (1809-1882)
filosofo tedesco compagno di scuola di Karl Marx, suo collaboratore, insieme a Max Stirner, nella Gazzetta Renana; Giovane Hegeliano autore di molti scritti sulla storia del cristianesimo.
La sua filosofia subisce le dure critiche di Marx nel secondo capitolo dell’Ideologia tedesca.
“Tra il brillio di sarcasmi e di giochi di parole che travolgono il disgraziato Bauer, degno precursore di tutti i successivi interpreti individualisti, libertaristi o... esistenzialisti del socialismo, si vede già chiara la costruzione della dottrina. Bauer esalta Robespierre e vede in Napoleone il tiranno che uccise la libertà. Marx ed Engels, anticipando le future demolizioni delle sciocchezze sul cesarismo nella società moderna (di cui si sono poi consumate vere orge per Guglielmo, per Benito, per Adolfo... e per Peppino) preferiscono a Robespierre, Napoleone”. [Bordiga, La controrivoluzione maestra].
“I fratelli Bauer, i filosofi, ed i loro seguaci. Questi galantuomini predicavano una critica che stesse al di sopra di ogni realtà, al di sopra dei partiti e della politica, che stesse al di fuori di ogni attività pratica e che solo ‘criticamente’ contemplasse il mondo circostante e gli eventi che in esso si susseguivano. Questi galantuomini, i Bauer, guardavano dall'alto al proletariato come ad una massa acritica. Marx ed Engels si sono opposti vigorosamente a questa assurda e dannosa tendenza. In nome della vera persona umana - il lavoratore, calpestato dalle classi governanti e dallo Stato - essi esigevano non contemplazione, ma una battaglia per un miglior ordine sociale.” [Lenin, Articolo biografico su Engels].

Bauer Heinrich ( - )
Comunista tedesco, membro - con Marx ed Engels - della "Lega dei Comunisti".

Bauer Otto (noto anche come Heinrich Weber) (1881-1938)
leader della socialdemocrazia austriaca e della II Internazionale, maggior teorico dell’Austro-Marxismo; con il suo saggio Die Akkumulation des Kapitals ebbe un ruolo non trascurabile nella controversia sul crollo del capitalismo. Prese parte attiva alla repressione dei moti rivoluzionari del ’18. Ministro degli esteri nel primo governo repubblicano, membro del parlamento austriaco (1920-1934). Privato della cittadinanza austriaca dal governo Dollfuss. Emigrò in Cecoslovacchia, dove diresse l’attività illegale del partito socialista rivoluzionario austriaco.
L'idea portante della corrente austro-marxista era l'autonomia culturale in uno Stato multinazionale, attraverso l'organizzazione delle nazionalità in corporazioni giuridiche pubbliche, dotate di attributi culturali, amministrativi e legali. L'obiettivo di Otto Bauer. Karl Renner, e dei loro amici del partito socialdemocratico era di mantenere il quadro sovranazionale dello Stato austro-ungarico, riconoscendo il diritto all'autonomia culturale di tutte le nazionalità (ungherese, ceca, slovacca, croata, ecc.).

Bax Ernest Belfort (1854-1926)
partecipò alla fondazione della Federazione Socialdemocratica e collaborò al suo organo, Justice (La Giustizia), e col mensile To-Day, (che egli cercò di gestire indipendentemente ma, non riuscendo a trovar fondi per finanziarlo, dovette cederlo a Hyndman nel 1884). Dopo la rottura con Hyndman alla fine del 1884 diede il suo contributo, insieme a Morris, Eleanor Marx-Aveling e altri, alla creazione della Lega Socialista, la quale, però, più tardi cedette a influenze anarchiche. Più si riavvicino a Hyndman condividendone le posizioni social-scioviniste.

Bazarov V. (1874-1939)
socialdemocratico dal 1896, inizialmente bolscevico si schierò poi con i menscevichi e si oppose duramente alla politica di Lenin già dal 1905. Nel 1917, da menscevico internazionalista, fu tra i direttori del giornale Novaia Gizn. Prese posizione contro la Rivoluzione d’Ottobre. Qualche volta utilizzava lo pseudonimo B Rudnev.

de Beauvoir, Simone (1908-1986)
scrittrice femminista ed esistenzialista francese; nel 1929 incontrò Jean-Paul Sartre, col quale instaurò una intensa e duratura amicizia e collaborazione (come ad esempio ne Le Temps Modernes, dal 1945). Tra i suoi vari romanzi il più conosciuto è forse I Mandarini (1954), una critica verso gli intellettuali del secondo dopoguerra volta a spingere questi ad abbandonare i loro status di "mandarini" (di élite educata) per dedicarsi all’attivismo politico. La de Beauvoir Scrisse anche quattro libri di filosofia.

Bebel August (1840-1913)
marxista di origini proletarie; dal 1867 fu deputato dell’ala sinistra del Partito del Popolo sassone al Reichstag della Germania del Nord; co-fondatore nel 1869 con Wilhelm Liebknecht del Partito socialista operaio, di cui restò l’incontestato leader anche dopo che il partito si fuse, nel 1875 a Gotha, con i lassalliani. Nel 1872 fu condannato con Liebknecht a due anni di carcere con l’accusa di "tradimento" (opposizione alla guerra franco-tedesca). Sotto la sua guida la socialdemocrazia tedesca, ai tempi della legislazione antisocialista, divenne il partito più forte. Per breve tempo subì l'influsso di Dühring, al quale dedicò, nel marzo 1874, due articoli (apparsi anonimi sul Volksstaat) intitolati Ein neuer Kommunist (Un nuovo comunista); questi articoli indussero Marx ed Engels a protestare decisamente contro Wilhelm Liebknecht, direttore del giornale, contro la loro pubblicazione. Negli anni prebellici Bebel fu tra i leader della II Internazionale. Fu contro la Luxemburg quando questa nel 1906 scrisse Sciopero di massa, partito politico e sindacato.
Ecco come lo ricordano, rispettivamente, Trotsky ed Engels:
"Bebel personificava il lento ma ostinato movimento di una nuova classe che si stava tirando su dal basso […], rivelava la grande semplicità della plebe. […] Nei suoi ragionamenti, nella sua eloquenza, nei suoi articoli e libri, Bebel non sapeva cosa fosse spendere energia mentale su oggetti che non gli servivano direttamente per qualche fine pratico. La calma magnificenza del suo patos politico risiede in questo”. [Trotsky, La mia vita].
“Bebel, membro del parlamento tedesco di Dresda, è stato indicato per rappresentare il distretto di Lipsia nel parlamento sassone. Bebel è egli stesso un lavoratore (un tornitore), ed uno dei migliori, se non il migliore, tra gli oratori tedeschi”. Engels in Bismarck e il Partito operaio tedesco.

Becker Bernhard
erede di Lassalle.

Becker Hermann Heinrich (1820-1885)
scrittore comunista di Colonia.

Becker Johann Philipp (1809-1886)
rivoluzionario tedesco negli anni ’30 e ’40, si trasferì poi in Svizzera. Fu amico di Marx ed Engels e tra i protagonisti della I Internazionale.

Becker Karl
membro della KPD tedesca.

Becker Oskar
Il 14 luglio 1861, ancora studente, compì un attentato contro il re Guglielmo I; l'attentato fallì, ma servì tra gli altri pretesti per ricacciare indietro anche le timide pressioni della borghesia liberaldemocratica. Marx in proposito scrive a Lassalle il 22 luglio 1861:
«Io credo che lo strano attentato di O. Becker (dai giornali non è chiaro se sia un russo o un tedesco) contribuirà a far finire la "nuova era" nel terrore».

Belevski, vedi Bielorussov A. S.

Benjamin Walter (1892-1940)
critico letterario marxista tedesco. Nato in una ricca famiglia ebraica, Benjamin studiò filosofia a Berlino, Friburgo, Monaco e Berna. Nel 1920 si stabilì a Berlino, e da allora inizio la sua attività di critico letterario e traduttore. La sua tiepida ricerca di una carriera accademica venne presto interrotta allorché l’Università di Freacoforte bocciò la sua brillante ma assai poco convenzionale tesi di dottorato: L’origine del dramma tragico tedesco (1928). Nel 1933, dopo l’ascesa di Hitler al potere, Benjamin abbandonò la Germania per stabilirsi a Parigi. Qui continuò a scrivere saggi e critiche letterarie per diversi giornali. Quando però Parigi, nel 1940, cadde nelle mani dei nazisti, egli scappò verso sud, nella speranza di trovare riparo in America passando per la Spagna. Informato dal capo della polizia alla frontiera franco-spagnola del fatto che egli sarebbe stato consegnato alla Gestapo, Benjamin si suicidò.
Le sue pubblicazioni postume gli valsero una sempre crescente reputazione nel tardo ventesimo secolo. I saggi contenenti le sue riflessioni filosofiche sulla letteratura, sono scritti in uno stile denso e concentrato che contiene una forte tensione poetica. Egli mescolava criticismo sociale e analisi linguistica con un senso di pessimismo e di storica nostalgia. Il carattere metafisico dei suoi primi scritti lasciò spazio negli anni ’30 ad analisi di stampo marxista. La sua pronunciata indipendenza intellettuale risulta ben evidente nei suoi saggi Le affinità elettive di Goethe ed in quelli collezionati in Illuminazioni.
L’approccio verso l’arte della Russia staliniana era caratterizzato, innanzitutto, dalla repressione di tutti coloro che esprimevano un pensiero indipendente e, secondariamente, dall’adozione del cosiddetto ‘realismo socialista’ - secondo il quale l’arte deve dedicarsi ad una (semplicistica ed ottimistica) rappresentazione dei ‘valori proletari’ e della vita proletaria. Il successivo pensiero marxista sull’arte è stato però largamente influenzato da Walter Benjamin e Georg Luckas. Entrambi erano esponenti dell’umanesimo marxista,; essi riconoscevano gli importanti contributi della teoria marxista all’estetica nell’analisi delle condizioni di lavoro e nella critica dell’alienata condizione della coscienza dell’uomo nel capitalismo. La collezione di saggi di Benjamin, dal titolo Il lavoro dell’arte nell’epoca della riproduzione meccanica (1936), puntava a descrivere la mutata esperienza dell’arte nel mondo moderno, giudicando l’ascesa della società di massa e dei fascismi come il culmine di un processo di avvilimento, in cui l’arte cessa di essere un mezzo di istruzione e diventa invece una mera gratificazione, una semplice questione di gusto. "Il comunismo risponde politicizzando l’arte" - cioè, rendendo l’arte uno strumento attraverso il quale abbattere la falsa coscienza delle masse.

Berger, Victor Louis (1860-1929)
socialista americano, uno dei fondatori e capi del Partito socialista d’America, di tendenza riformistica. Pacifista all’epoca della prima guerra mondiale. Prese posizione contro il riconoscimento della Russia sovietica da parte degli USA.

Beria, Lavrenti (1899-1953), (anche Berija)
georgiano, organizzatore dei gruppi bolscevichi a Baku nel 1917; considerato il fedele e sanguinario braccio destro di Stalin, negli anni 1921-31 diresse la GPU in Georgia. Dal '31 divenne primo segretario del PC Georgiano; leader del NKVD dal 1938 fino alla morte di Stalin. Responsabile di innumerevoli massacri (di comunisti e non) compiuti di sua iniziativa e per ordine di Stalin. Nel 1953, subito dopo la morte di Stalin, aveva iniziato un concreto processo di “destalinizzazione”, che pagò con la fucilazione il 24 dicembre dello stesso anno.

Berkenheim A. M. (1880-1932)
socialista-rivoluzionario, dopo la rivoluzione di febbraio fu presidente del Comitato di Mosca per gli approvvigionamenti.

Bernatski M. V. (1876 - )
professore di economia politica russo, dal settembre 1917 ministro delle finanze del Governo Provvisorio borghese.

Bernstein Eduard (1850-1932)
socialdemocratico tedesco, caposcuola del revisionismo. Nel 1880 fu con Bebel a Londra per prendere contatto con Marx e con Engels e da allora fu in corrispondenza con Engels del quale divenne collaboratore e intimo amico nei suoi ultimi anni di vita, tanto da essere da lui nominato suo esecutore letterario. Emigrato in Svizzera dopo l’approvazione delle leggi antisocialiste, fu direttore (1880-1889) del Sotsial-Demokratispirandosi alla guida di Engels. Espulso dalla Svizzera si trasferì a Londra, dove visse fino al 1900. Subito dopo la morte di Engels diede avvio al movimento revisionista. Nel 1899 pubblicò una sua raccolta di articoli in un libro intitolato I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia. Tra i suoi scritti principali: Socialismo Evoluzionista (1899). Contro di lui, nel campo della stessa socialdemocrazia tedesca, polemizzarono Heinrich Cunow, Kautsky e Rosa Luxemburg (a lui è dedicato il suo libro Riforma sociale o Rivoluzione?).
Fu più volte deputato del Reichstag (1902-1906, 1912-1918, 1920-1928). Pacifista-centrista durante la guerra mondiale, fondò in quegli anni (nel 1916) il Partito Socialdemocratico Indipendente (USlD), per poi rientrare nel Partito socialdemocratico nel 1919.

Bielorussov (Belevski) A. S. (1859-1919)
pubblicista borghese russo, populista di destra. Nel 1918 entrò a far parte come rappresentante del centro controrivoluzionario clandestino di Mosca del "Consiglio" presso il generale Kornilov.

Bignami Enrico (1844-1921)
giornalista italiano; mazziniano, poi socialista, dopo aver preso parte con Garibaldi alle campagne del 1866-67, si dedicò intensamente alla propaganda rivoluzionaria fondando e dirigendo le riviste La Plebe (1867-1883) e Coenobium (1906-1918).

Bismarck Otto von (1815-1898)
Cancelliere prussiano che dominò la politica tedesca ed europea nel periodo 1862-1890 dopo l’unificazione tedesca. Autore delle leggi anti-socialiste. Fu destituito dall’imperatore Guglielmo II nel 1890.

Blagonravov,
commissario della fortezza di Pietro-Paolo durante la rivoluzione d'ottobre, prese successivamente parte alla soppressione della rivolta degli studenti militari. Durante il periodo dello Smolny, Trotsky gli diede incarichi importanti. Negli anni della guerra civile il suo comportamento non fu però così ligio, tanto che Trotsky fu costretto a punirlo degradandolo. Successivamente divenne membro dello staff dirigente del Consiglio Politico di Stato (la G. P. U. - Gosudarstvennoye Politicheskoyc Upravleniye - la polizia segreta sovietica) ed uno dei capisaldi del regime staliniano.

Blanc Jean-Joseph-Charles-Louis (1811-1882)
giornalista, storico e politico francese; "socialista dottrinario", denunziando vigorosamente le conseguenze della miseria e dell’ignoranza, si pose tra i capi dell’opposizione alla Monarchia di luglio. Nel suo radicale democratismo piccolo-borghese si raccoglievano i motivi più profondi dell’umanitarismo socialistico: simpatia verso il proletariato e sollecitazione aperta agli uomini "di coscienza e di ragione" perché alleviassero l’ingiustizia e l’oppressione. Le proposte concrete non andavano al di là delle promesse saintsimoniane e finirono per il portarlo ad una conciliazione, deleteria per il proletariato rivoluzionario, con la borghesia.
Nel suo celebre scritto del 1840 L'Organisation du travail [L'organizzazione dei lavoro] egli propose infatti, al fine di evitare i danni provocati dalla concorrenza (generatrice di monopolio) sia agli operai sia ai borghesi, di organizzare il lavoro mediante laboratori sociali, attrezzati dal governo nei settori principali dell'industria e dell'agricoltura. Al fine di evitare lo Stato tiranno, questi dovevano poi divenire indipendenti ed avere direzioni elettive. Anche i capitalisti avrebbero potuto fornire capitale (a interesse normale) ai laboratori. Si sarebbe verificato, in tal modo, "l'assorbimento progressivo e pacifico dei laboratori privati da parte dei laboratori nazionali" e la sostituzione dell'associazione alla concorrenza, "senza brutalità, senza scosse".
Membro del Governo provvisorio del 1848, poi deputato alla Costituente, fu accusato di complicità per i fatti del 15 maggio, e dovette riparare in Inghilterra dopo i fatti di giugno, nei quali però non ebbe alcuna parte. Rimasto in Inghilterra fino al 1870, nel 1871 si schierò contro la Comune di Parigi, fondò poi il Partito radical-socialista francese
Sulle illusioni di cui egli nutrì gli operai sotto il Governo provvisorio cfr. K. Marx.
Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, cap. 1.

Blanqui Louis Auguste (1805-1881)
rivoluzionario socialista francese associato alla teoria dell’insurrezione armata da parte di piccoli gruppi di cospiratori. Fu per due volte condannato a morte e passò 33 in galera. Blanqui non si occupava di questioni teoriche riguardanti l'economia o la società; egli dedicò tutto se stesso alla teoria e pratica della rivoluzione proletaria. Sostenne, come conseguenza dell'estrema persecuzione poliziesca, che nella Francia del XIX secolo una rivoluzione proletaria poteva risultare vittoriosa solo se guidata da un piccolo gruppo di operai molto disciplinati associati nella massima segretezza. Tale posizione gli suscitò anche le critiche di Marx, il quale comunque, lo considerò l'unico capo veramente rivoluzionario del proletariato francese - (si veda Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, cap. 1)
Studiò legge e medicina fino al 1824, completando i suoi studi solo diciannovenne.
Partecipò all'insurrezione del 1830 e fu membro della Società degli Amici del Popolo (Société des Amis du Peuple), venne per questo motivo imprigionato per la prima volta nel 1831, poi di nuovo nel 1836.
Successivamente organizzò la Società delle Stagioni (Société des Saisons) la quale, il 12 maggio 1839 tentò di prendere con le armi l'Hôtel de Ville di Parigi. Isolati sia fisicamente che politicamente dai lavoratori parigini, i 500 rivoluzionari armati furono massacrati in meno di due giorni di battaglia. Blanqui, che riuscì a sfuggire al macello, venne arrestato e condannato a morte. La sentenza fu poi commutata in ergastolo da scontarsi nell'isola di Mont-Saint-Michel.
La sua permanenza in quell'orribile galera gli costò gravi danni alla salute e, dopo quattro duri anni di segregazione, gli fu data clemenza e venne mandato a scontare il resto della pena all'ospedale carcerario d Tours, dal quale fu rilasciato dopo cinque anni, poco prima della rivoluzione del 1848.
Tornato a Parigi, formò una nuova società riformista, la Société Républicaine Centrale, con la quale cercò di influenzare il governo provvisorio per fargli adottare politiche in favore della classe operaia. Il governo conservatore che fu eletto all'Assemblea Costituente aveva, però, piani ben diversi, e trovò in Blanqui un capro espiatorio per le dimostrazioni radicali degli operai. Venne così condannato a dieci anni di carcere con la falsa accusa di aver partecipato ad una dimostrazione che di fatto egli invece disapprovava.
Rilasciato nel 1859 riprese ad organizzare partiti operai, venendo così riarrestato due anni dopo. Evaso nel 1865, si rifugiò in Belgio. I suoi troppo frequenti soggiorni in prigione gli guadagnarono il nome l'enfermé (il rinchiuso). Blanqui non tornò a Parigi sino allo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870.
Quando Napoleone III capitolò nella Battaglia di Sedan, ed ebbe inizio l'assedio di Parigi. Blanqui partecipò ad agitazioni contro l'occupazione prussiana della Francia, suggerendo metodi in cui Parigi si sarebbe potuta meglio difendere.
Il 31 ottobre 1870, guidò un gruppo di rivoluzionari nel tentativo di abbattere il governo. I rivoltosi riuscirono a prendere l'Hôtel de Ville ed instaurarono un nuovo governo con a capo Blanqui. Il giorno dopo, però, i rivoluzionari vennero sgominati dalle forze governative ed accusati di tradimento. I suoi seguaci tentarono allora nuovamente di rovesciare il governo il 22 gennaio 1871, questa volta disarmati. I soldati spararono sulla folla, uccidendo centinaia di lavoratori.
Dopo lo scoppio della guerra civile francese del 1871, venne eretta la Comune di Parigi, di cui Blanqui fu eletto presidente. Il governo di Thiers si rifiutò di rilasciarlo, nonostante la legittimità della sua elezione come pubblico ufficiale. Dopo il massacro di decine di migliaia d'operai parigini della Comune, Blanqui venne tenuto rinchiuso in carcere.
Nell'aprile 1879 fu eletto deputato a Bordeaux, ma il governo rifiutò di convalidare le elezioni. A causa del grande malcontento operaio, il governo decise però di rilasciare il settantaquattrenne rivoluzionario. Blanqui continuò ad agitare idee socialiste sino alla su morte, avvenuta a quasi 76 anni, per apoplessia.

Blasco, vedi Tresso Pietro

Bobrinski V. A. (1868 - )
uomo politico reazionario russo, grande proprietario terriero ed industriale dello zucchero.

Bogatevski M. P. (1881-1918)
noto esponente dei cosacchi controrivoluzionari del Don, per i quali, dal 18 giungo 1917 al 29 gennaio 1918, fu sostituto di Kerenski. Nello entrò a far parte del controrivoluzionario "Governo del Don".

Bogdanov Aleksandr A. (1873-1928)
dopo essersi unito ai bolscevichi nel 1903, fu espulso nel 1909 come capo della tendenza "boicottista" all’interno del partito. Sostenitore della necessità, dovuta alla soppressione dei partiti politici da parte dello zarismo, di agire esclusivamente attraverso organizzazioni illegali. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre divenne organizzatore e leader del Proletcult. Lasciò la politica nel 1921 per dedicarsi alle scienze.

Bordiga Amadeo (1889-1970)
capo storico della Sinistra Socialista e della frazione comunista, fondatore nel 1918 del Soviet di Napoli, organo del PSI. Propugnatore e relatore della Scissione di Livorno con la successiva fondazione del Partito Comunista d'Italia (P.C.d'I.). Esponente italiano della Terza Internazionale. Fu figura di spicco della Frazione di sinistra organizzata attorno al Gruppo Prometeo (che a Bordiga si rifaceva). Non poté partecipare attivamente ai lavori del suo gruppo (che nacque a seguito della sua espulsione dal partito ufficiale e dall’Internazionale Comunista staliniana con l’accusa di Trotskysmo) poiché esiliato (dopo essere stato arrestato dal fascismo nel 1926).
Così dice di Bordiga Jacques Camatte (Comunità e comunismo in Russia):
"Bordiga è soprattutto conosciuto attraverso i giudizi di Lenin, che gli rimproverò il suo astensionismo e lo tacciò di anarchismo.
Così, per molti, egli sarebbe soltanto il comunista di sinistra sparito dalla scena rivoluzionaria verso il 1928. Superficialmente è vero. Convinto che sia la contro-rivoluzione a produrre i grandi uomini, cioè i buffoni, che egli chiamava 'Battilocchi', si ritirò e si immerse in un anonimato giustificato, il che non significa affatto che egli abbia abbandonato il movimento comunista.
Non bisogna però dimenticare che egli, negli anni successivi alla Seconda guerra imperialistica mondiale, si rifugiò nel sottile distinguo fra "partito storico" e "partito formale", volendo con ciò indicare due modi di esistere del partito in stretta relazione con le alterne vicende della lotta di classe; dove, nel primo, si individua lo strumento della continuità teorica e dottrinale, e nel secondo, lo strumento dell'azione rivoluzionaria. Questa sua posizione si tirerà addosso le critiche di Onorato Damen di aver adoperato una scissione tra il momento della elaborazione e quello della prassi. Damen, come del resto altri personaggi della sinistra comunista quale ad esempio Arrigo Cervetto, non rispermieranno a Bordiga neppure accuse, neanche troppo velate, di cedimenti nella sua concezione materialistica.
Dal 1944 al 1970 partecipò all'attività del Partito Comunista Internazionalista, diventato a partire dal 1964 Partito comunista internazionale, e i suoi lavori apparvero nei giornali Battaglia Comunista, Il Programma Comunista e nelle riviste Prometeo e Sul filo del tempo.
Bordiga ha scritto molto sulla Rivoluzione Russa; la sua attività è stata in gran parte condizionata dalla necessità di difenderla e, d'altra parte, egli dichiarò nel 1951:
"L'analisi della contro-rivoluzione in Russia e la sua riduzione in formule non è problema centrale per la strategia del movimento proletario nella ripresa che si attende, poiché non si tratta della prima contro-rivoluzione e il marxismo ne ha conosciuto e studiato tutta una serie". (Riunione di Napoli).
Tutta la sua attività tendeva ad andare al di là della rivoluzione russa, a mettere in luce la rivoluzione futura: tuttavia si può dire che in definitiva egli non arrivò a rompere il cordone ombelicale, il legame con questa rivoluzione. Nel 1917, prese immediatamente posizione in favore dei bolscevichi, senza talvolta conoscere la totalità degli avvenimenti e in alcuni casi seppe prevedere le misure che essi stavano per prendere. La rivoluzione non lo sorprendeva; non provocava in lui l'effetto di mettere in questione il marxismo, ne era anzi una luminosa conferma. Ciò che fondamentalmente lo preoccupò fu la preparazione del partito, in Italia come negli altri paesi dell'Occidente, al fine di raggiungere lo stesso obiettivo dei bolscevichi: la presa del potere. è in questa ottica che condusse la polemica riguardo la creazione dei soviet. A partire dal 1919, Bordiga pensava che era stata perduta una grande occasione rivoluzionaria, la fase rivoluzionaria era ormai passata. Occorreva dunque rafforzare il partito e prepararsi a resistere ad una prevedibile offensiva della destra, mirante a distruggere le forze socialiste. I suoi interventi all'Internazionale Comunista sono in favore di un rafforzamento del partito, dell'adozione di misure tali che l'insieme dei partiti dell'Internazionale avessero delle posizioni puramente marxiste; da ciò il suo ruolo nell'adozione delle 21 condizioni, due delle quali furono scritte sotto la sua ispirazione, perché‚ per affrontare la lotta su scala mondiale, era necessario essere su posizioni di classe pulite, precise e senza equivoci.
Più tardi, quando la fase di regresso prese realmente piede e l'IC tentò di rilanciare un'attività rivoluzionaria andando verso le masse (fronte unico) e poi attuando la "bolscevizzazione" dei PC nazionali, Bordiga si levò contro tutte queste formulazioni considerandole delle misure di ripiego, mistificatrici, manifestazioni lampanti di una nuova ondata di opportunismo. Tuttavia egli non mette ancora in questione il carattere proletario della rivoluzione russa, la sua natura socialista; pensava che vi fossero delle particolarità ma non si espresse come il KAPD (partito comunista operaio tedesco) che l'aveva giudicata sin dal 1922 "una rivoluzione borghese fatta dai comunisti", né parlò del dualismo di questa rivoluzione:
"La terza internazionale è una creazione russa, una creazione del partito comunista russo. Fu creata per appoggiare la rivoluzione russa cioè una rivoluzione in parte proletaria, in parte borghese". (Tesi dell'Internazionale comunista operaia).
Ugualmente quando risponde a Korsch che gli aveva inviato la sua "Piattaforma della sinistra":
"Non si può dire che la rivoluzione russa è una rivoluzione borghese. La rivoluzione del '17 è stata una rivoluzione proletaria, benché‚ sia un errore generalizzarne le lezioni tattiche...".
Secondo Bordiga non era il partito russo che doveva dirigere lo stato ma, bensì, l'Internazionale. Ecco perché‚ la discussione del 1926 che sfociò nel trionfo della teoria del socialismo in un solo paese è cruciale per lui, essa è il segno di una trasformazione capitale dello stato che non può più essere definito proletario dato che non è più al servizio della rivoluzione mondiale. Ma:
"non si può dire semplicemente che la Russia sia un paese dove si tende verso il capitalismo".
è questo il motivo per cui soltanto in occasione del passaggio dell'Unione Sovietica al fianco delle democrazie occidentali Bordiga affermerà che ormai la contro-rivoluzione aveva realmente trionfato e che il capitalismo doveva necessariamente instaurarsi in URSS. Bordiga arrivò comunque solo negli anni '60 alla piena accettazione del "Capitalismo di Stato", rimanendo per anni ancorato alla concezione in qualche modo intermedia di un "industrialismo di Stato".
Nel 1946, in "La Russia sovietica dalla rivoluzione ai nostri giorni", Bordiga sostiene:
"In effetti la classe che sfrutta il proletariato russo - e che forse in un avvenire poco lontano potrà apparire in piena luce anche all'interno del paese - è costituita attualmente da due forme storiche evidenti: il capitalismo internazionale e questa stessa oligarchia che domina all'interno e sulla quale si appoggiano contadini, mercanti, speculatori arricchiti e intellettuali pronti a cercare i favori del più forte".
Pur rassegnandosi alla conclusione che la questione russa si risolveva in una doppia rivoluzione o meglio in una rivoluzione borghese fatta alla maniera proletaria, Bordiga si trovava di fronte al problema di spiegare chi rappresentasse gli interessi economici capitalistici e quindi di fronte a "La difficoltà di trovare il gruppo fisico di uomini che costituiscono questa borghesia che non si è formata spontaneamente e che nella misura in cui si è formata sotto lo zarismo fu distrutta dopo l'ottobre del 1917, presenta una grande difficoltà solo per il modo di pensare democratico e piccolo-borghese che ha infestato la classe operaia per decenni ad opera delle sue pretese guide". (Prometeo, n. 4, serie II, p. 123).
E Camatte segnala anche una conclusione di Bordiga in materia di capitalismo di stato:
"Non si tratta di una subordinazione parziale del capitale allo stato, ma di una ulteriore subordinazione dello stato al capitale". (in Prometeo, n.1, serie II, p. 22).
Ed aggiunge:
"Per Bordiga, uomo fondamentalmente antidemocratico, l'intermediario non aveva alcuna importanza; invece per la quasi totalità di coloro che si preoccuparono della Russia, la burocrazia fu l'eletta che permise di colmare lo iato. Al contrario Bordiga dimostra che essa dipende dagli uomini d'affari:
"Mano mano che l'azienda e l'impresa borghese divengono, da personali, collettive e anonime, e infine ‘pubbliche’, la borghesia che mai è stata una casta, ma è sorta difendendo il diritto della totale eguaglianza ‘virtuale’, diventa una ‘rete di sfere d'interessi che si costituiscono nel raggio di ogni intrapresa’. I personaggi di tale rete sono svariatissimi; non sono più proprietari o banchieri o azionisti, ma sempre più affaristi, consulenti economici, business-men. Una delle caratteristiche dello svolgimento dell'economia è che la classe privilegiata ha un materiale umano sempre più mutevole e fluttuante (il re del petrolio che era usciere e così via).
Come in tutte le epoche, tale rete di interessi, e di persone che affiorano o meno, ha rapporti con la burocrazia di stato, ma non è la burocrazia; ha rapporti coi ‘circoli di uomini politici’, ma non è la catena politica. Soprattutto, in tempo del capitalismo tale ‘rete’ è internazionale e oggi non vi sono più classi borghesi nazionali, ma una borghesia mondiale. Vi sono bensì gli stati nazionali della classe capitalistica mondiale.
Lo stato russo è oggi uno di questi, ma con una sua particolare origine storica. è il solo infatti uscito da due rivoluzioni saldate nella vittoria politica ed insurrezionale; è il solo che ha ripiegato dal secondo compito rivoluzionario ma che non ha ancora esaurito il primo: di fare di tutte le Russie un'area di economia mercantile. Con i conseguenti profondi effetti sull'Asia". ("Proprietà e Capitale" in Prometeo, serie II, n. 4 del luglio/settembre 1952, p. 123).
Bordiga vede il trionfo della contro-rivoluzione nel fatto che gli stalinisti hanno aiutato gli Stati Uniti in occasione della guerra del 1939/45. L'URSS è stata comprata dai dollari statunitensi; durante la guerra di Corea egli affermerà che la stessa cosa avverrà nei confronti della Cina. Tutto ciò fu esposto sotto forma di tesi nella riunione di Napoli del 1951 del Partito Comunista Internazionalista: "Lezioni delle contro-rivoluzioni. Doppie rivoluzioni. Natura capitalistica rivoluzionaria dell'economia russa".
Poi Camatte spiega che per i più queste tesi contenevano qualcosa di scandaloso: come potevano gli idealisti ed i romantici populisti piccolo-borghesi, in fermento verso il '68, ossequienti ed ignoranti, al tempo stesso del tradimento di Togliatti, utilizzare ancora l'aggettivo rivoluzionario per l'Urss? A quale scopo mantenere miti come Stalin e Lenin o il modello bolscevico, se in fondo si dimostrava che la rivoluzione russa non aveva generato altro che il Modo di Produzione Capitalistico?
Camatte ammette che anche lo stesso Bordiga era messo in difficoltà da questo duro torso di realtà da ingoiare, ma gli riconosce il ritorno a Marx al fine di precisare il fenomeno russo:
"Una visione che si lascia sviare quando non vede in prima linea la ‘persona’ dei capitalisti individuali è fuori dal materialismo. Il capitale è una forza impersonale già nel primo Marx. Il determinismo senza gli uomini non ha senso, è vero, ma gli uomini costituiscono lo strumento e non il motore". (Battaglia Comunista, n. 20, 1951).
Ma questo è solo un aspetto particolare dell'opera di Bordiga. Ciò che è essenziale, che la caratterizza, rendendola appassionante, viva, è, come accennato in "Bordiga e la passione del comunismo", la sua certezza nella rivoluzione, la sua certezza nel comunismo.
Secondo lui l'umanità progredisce attraverso salti rivoluzionari e questo sino al comunismo; la sua evoluzione è opera di milioni di uomini che camminano a tastoni e che talvolta balzano in avanti, illuminati da gigantesche esplosioni rivoluzionarie. Egli paragonò tutta la storia umana ad un immenso fiume affiancato da due dighe, a destra quella della conservazione sociale su cui vanno in processione, salmodiando, i preti e i poliziotti, come cantori delle menzogne ufficiali di classe, a sinistra, quella del riformismo, sulla quale si pavoneggiano gli uomini votati al popolo, i poveri dell'opportunismo, i progressisti. Le due bande lanciano le loro invettive da una diga all'altra, pur essendo d'accordo perché il fiume resti nel suo letto. Ma l'immenso fiume della storia umana ha anche le sue piene irresistibili e minacciose e talvolta, nell'ansa di un meandro, salta all'improvviso sulle dighe annegando le miserevoli bande nell'onda travolgente ed irresistibile della rivoluzione, che rovescia ogni forma del passato, dando un aspetto nuovo alla società (cfr Il Programma comunista, n. 22 del 1951).
[La maggior parte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal sito http://members.it.tripod.de/whf/tens/amadeo.html].

Borgbjerg Frederic (1866-1936)
uno dei capi della socialdemocrazia riformista danese, dal 1911 al 1924 fu direttore del giornale Social-Demokraten, organo centrale del partito. Socialsciovinista durante il conflitto mondiale. Nella primavera del 1917 fu a Mosca per proporre una conferenza tra i socialisti dei paesi belligeranti.

Borkheim Sigismund Ludwing (1825-1885)
pubblicista tedesco democratico. Partecipò alla rivoluzione del 1848-49 in Germania. Emigrò dopo la sconfitta e mantenne rapporti di amicizia con Marx.

Bourderon Alber (1858 - )
socialista francese, uno dei capi dell’ala sinistra del movimento sindacalista. Partecipò alla Conferenza di Zimmerwald, dove assunse posizioni centriste. Nel 1916 si pronunciò per la ricostituzione della II Internazionale. Nel dicembre dello stesso anno, al congresso del Partito socialista francese, votò a favore di una risoluzione centrista che sosteneva la guerra imperialistica. Rotto definitivamente con gli zimmerwaldiani, passò nel campo degli avversari del movimento operaio rivoluzionario.

Bradlaugh Charles (1833-1891)
giornalista inglese molto critico nei confronti di Marx.

Bracke Alexandre Marie Desrousseaux (1861-1955)
uno dei capi del Partito socialista francese. Socialsciovinista durante la prima guerra mondiale, prese posizione contro l’adesione dei socialisti francesi alla III Internazionale.

Bracke Wilhelm (1842-1880)
librario ed editore socialdemocratico tedesco; originariamente lassalliano, prese poi parte alla fondazione (Eisenach 1869) del Patito operaio socialdemocratico tedesco. Nel 1870, a seguito della pubblicazione di un manifesto contro la guerra franco-tedesca promulgato dal partito, venne arrestato e rinchiuso in una fortezza. Dopo aver criticato con fermezza il Programma di Gotha, fu costretto a ritirarsi nel 1878 dalla vita politica attiva a causa di problemi di salute.

Brand
Deputato polacco presente al Congresso della III IC.

Brandler Heinrich (1881-1967)
muratore, attivo nel movimento sindacale e membro del partito socialdemocratico tedesco (SPD) dal 1901, ne venne espulso nel 1915 a causa della sua posizione internazionalista rivoluzionaria di opposizione alla guerra imperialista. Aderì poi allo Spartakusbund ed al partito socialdemocratico indipendente (USPD), e fu tra i fondatori del partito comunista tedesco (KPD), risultando eletto nella sua Zentrale. Dirigente dell'organizzazione locale del KPD a Chemnitz, in Sassonia, appoggiò Paul Levi distanziandosene poi agli inizi del 1921 e diventando presidente del partito al suo posto. Guidò il KPD durante l'«azione di marzo» (1921), in seguito al fallimento della quale subì una condanna. Liberato, si rifugiò a Mosca, dove fu membro del Presidium dell'Internazionale Comunista, e nell'agosto del 1922 fece ritorno in Germania come capo indiscusso del KPD. Fautore della tattica del fronte unico e della politica del governo operaio, accettò con delle riserve il piano elaborato a Mosca per un «Ottobre tedesco» (1923) ed entrò come ministro nel governo sassone del socialdemocratico Erich Zeigner. Capro espiatorio della sconfitta che ne seguì, fu richiamato a Mosca e lavorò negli apparati del Comintern, del Profíntern (Internazionale Sindacale Rossa) e del Krestintern (Internazionale Contadina). Rientrato nuovamente in Germania nel 1928, fondò una rivista che si opponeva da destra alla linea ufficiale del KPD, dal quale venne espulso. Nel dicembre di quell'anno fondò, insieme ad August Thalheimer, la Kommunistische Partei Opposition (KPO), che fu attiva fino all'avvento del fascismo, la cui politica era analoga a quella della tendenza Bukharin-Rykov in URSS e del gruppo di Lovestone negli USA. A causa di queste sue affinità con l’opposizione di destra bukhariniana, nel 1929 venne espulso dal partito e dal Comintern stalinizzato. Nel 1933 emigrò dapprima in Francia, poi a Cuba, e dopo la seconda guerra mondiale tornò in Germania dove diresse il gruppo Arbeiterpolitik.
I brandleriani rifiutavano in generale di «immischiarsi» negli affari russi e speravano di essere un giorno richiamati dall'Internazionale Comunista ai posti di comando come ricompensa per il loro rifiuto di criticare il partito sovietico e per la loro ostilità nei confronti dei trotskisti.

Branting Karl Hjalmar (1860-1925)
capo del Partito socialdemocratico svedese e tra i leader della II internazionale, opportunista. Socialsciovinista durante il conflitto mondiale, entrò nel ’17 nel governo di coalizione liberal-socialista di Eden; sostenne l’intervento armato contro la Russia sovietica.

Brentano Lorenz Peter (1813-1891)
avvocato di Mannheim, presidente del governo provvisorio badense del 1849. Emigrò negli USA.

Brentano Lujo (1844-1931)
economista tedesco, uno dei maggiori esponenti del "socialismo della cattedra".

Breshkovskaya Catherine (1844-1934)
rivoluzionaria russa, passò gran parte della sua vita adulta in esilio in Siberia a causa delle sue idee politiche. Dopo l’ottenuta libertà lasciò l’Unione sovietica a causa della sua opposizione al governo stalinista.

Brezhnev, Leonida (1906-1982),
ingegnere ucraino. Membro del PCUS dal 1938; al Soviet Supremo dal 1950; nel CC dal 1953; nel Politburo dal 1957; Presidente dell'URSS nel 1960allineato con Khrushchev; nel '64 succedette a quest'ultimo nella carica di Primo Segretario dell'Unione Sovietica e fu il membro principale della 'troika' con Kosygin e Gromyko. Completò la critica di Stalin, riabilitandolo parzialmente. Guidò la reazione contro la politica Khrushcheviana di liberalizzazione politica e decentramento.
Sotto Brezhnev crebbero molto la corruzione ed il parassitismo, in egual proporzione al declino dell'economia che fu la base per il successivo collasso dell'URSS.

Briand Aristide (1862-1932)
giornalista e avvocato, nel 1906 fu espulso dal Partito Socialista francese per aver accettato un ministero nel governo di Clemenceau; intraprese una lunga carriera ministeriale che lo vide più volte Presidente del consiglio, leader della coalizione imperialista e guerrafondaia del governo francese dal 1915 al 1917, fu rappresentante alla Società delle Nazioni dal 1925 al 1932.

Briukanov N. P. (1878-1942)
membro del POSDR dal 1902 e dal 1904 bolscevico, durante lo stalinismo rivestì varie cariche di responsabilità negli organi dello Stato russo.

Brousse Paul (1854-1912)
rappresentante del socialismo piccolo borghese francese, si trasferì in Svizzera dopo la caduta della Comune di Parigi e aderì all’anarchismo. Negli anni ’80 del XIX secolo si unì al Partito operaio francese, all’interno del quale, come leader della corrente "possibilista", iniziò una lotta contro le teorie marxiste.

Bruhn Karl von (1803-)
giornalista comunista tedesco, fu espulso dalla Lega dei comunisti nel 1850. tra il 1861 e il 1866fu editore del Nordstern di Amburgo, giornale lassalliano..

Bublikov A. A. (1875 - )
esponente della borghesia industriale e commerciale, di professione ingegnere. Deputato alla IV Duma di Stato, membro del partito borghese dei progressisti. Partecipò alla Conferenza di Stato a Mosca nell’agosto del ’17, dove sostenne l’idea di una coalizione tra borghesia e menscevichi.

Bubnov A. S. (1883-1940)
membro del partito bolscevico dal 1903, dal ’18 occupò cariche di responsabilità nel partito, nello Stato sovietico e negli organismi militari. Venne espulso dal partito per la sua adesione al gruppo dei "Comunisti di Sinistra".

Buchanan Sir George William (1854-1924)
diplomatico inglese; ambasciatore a Pietrogrado dal 1910, contribuì attivamente a consolidare la Triplice Intesa. Scoppiata la prima guerra mondiale cercò d’ottenere dalla Russia il massimo contributo alla guerra contrastando le tendenze ad una pace separata, sapendo bene che alla guerra sarebbe seguita la rivoluzione. E contro la rivoluzione lottò a lungo: dapprima (nell’agosto 1917) appoggiando la rivolta del generale Kornilov, poi aiutando attivamente le guardie bianche dopo la vittoria rivoluzionaria dell’Ottobre e partecipando all’organizzazione dei complotti controrivoluzionari, ed infine dell’intervento armato delle potenze dell’Intesa contro la Russia. Lasciò la Russia nel gennaio 1918.

Büchner Ludwig (1824-1899)
medico, naturalista, filosofo e psicologo tedesco membro della I Internazionale.

Bukharin Nikolai (1888-1938)
bolscevico; editore della Pravda (1918-29) e presidente del Comintern (1926-29).
Durante la prima guerra mondiale venne in contatto con Trotsky a New York. Membro della fazione dei 'Comunisti di sinistra', si oppose alla firma della pace di Brest-Litovsk, battendosi a favore di una continuazione della guerra in senso rivoluzionario. Nel 1923 formò, con Zinov'ev, Kamenev e Stalin, un blocco di destra anti-trotskysta. Anche quando Zinov'ev prese ad appoggiare Trotsky entrando a far parte dell'Opposizione di Sinistra, Bucharin continuò a fiancheggiare Stalin. La rottura tra i due avvenne però nel 1928, quando Kamenev prese a guidare l'Opposizione di destra. L'anno successivo venne espulso dal partito, ma presto si riallineò completamente, sconfessando la sua precedente opposizione a Stalin. A causa di sporadiche critiche alle politiche staliniste, fu condannato a morte durante le purghe staliniane del 1938 (sotto Gorbachev, la moglie di Bucharin ha rivelato che la sua confessione era stata forzata ed ha pubblicato suoi scritti, fino allora segreti, a prova dei suoi reali pensieri. In quel periodo ci fu un tentativo di 'riabilitare' Bucharin, alla ricerca di giustificazioni storiche e teoriche per il 'socialismo di mercato').
La sua devozione allo studio delle teorie economiche è considerata indefessa, ed egli è visto come uno dei principali teorici del Patito bolscevico staliniano; fu autore de L’ABC del Comunismo, testo nel quale è ancora evidente il carattere bolscevico-internazionalista di stampo leniniano, ha avuto però poi un ruolo importante nella teorizzazione del "Socialismo in un paese solo", teoria con la quale si è avuta una rottura netta col marxismo.
Victor Serge ha scritto di lui: "La sua mente era effervescente, sempre allerta e attiva, ma rigorosamente disciplinata".
Il giudizio datone da Trotsky ne La mia vita è invece assai meno lusinghiero:
"Bucharin fu una delle prime persone che incontrai a New York; egli era stato bandito dalla Scandinavia solo poco tempo prima di me. Ci aveva [Trotsky e famiglia] conosciuti ai tempi di Vienna, e ci accolse con la sua caratteristica esuberanza infantile. Per quanto fosse tardi, e noi fossimo veramente stanchi, Bucharin insistette per trascinarci nella Libreria Pubblica al primo giorno del nostro arrivo. Quello fu l'inizio di una stretta associazione che si mutò - da parte di Bucharin - in un attaccamento nei miei confronti che crebbe sempre più intenso fino al 1923, quand'esso immediatamente si tramutò nell'opposto sentimento.
La natura di Bucharin è tale per cui egli deve sempre trovare qualcuno a cui attaccarsi. Egli diventa, in queste circostanze, il semplice tramite per le parole e le azioni di qualcun altro. Bisogna sempre tenere un occhio su di lui, stando attenti a che non soccomba quasi impercettibilmente sotto l'influenza di qualche tuo diretto oppositore. E allora egli deriderà il suo precedente idolo con quello stesso sconfinato entusiasmo con cui lo aveva poco prima esaltato. Io non ho mai preso Bucharin troppo seriamente e lo ho lasciato a se stesso, che in realtà significa, ad altri. Dopo la morte di Lenin, egli è diventato prima il medium di Zinov'ev, e quello di Stalin poi".

Bulgakov Serge (1871-1944)
scrittore, teologo e filosofo russo anti-marxista.

Bullit, William Christian (1891-1967)
giornalista e diplomatico americano, di ispirazione reazionaria, uno dei promotori della politica antisovietica degli USA. Nel 1917 fu a capo dell’ufficio del dipartimento di Stato statunitense per le informazioni sull’Europa centrale. Negli anni 1918-19, addetto della delegazione americana alla Conferenza della pace di Parigi. Nel 1919 fu inviato da Wilson e da Lloyd Gorge nella Russia sovietica con una missione speciale. In Russia (a Mosca) fu ancora dal ’33 al ’36 come ambasciatore.

Bunakov I. (Fundaminski I. I.) (1879-1942)
uno dei capi dei socialisti-rivoluzionari. Nel 1918 entrò a far parte della "Unione per la rinascita della Russia", di ispirazione controrivoluzionaria. In seguito emigrò.

Burnham James (1905-1987)
tra i leader del Partito socialista degli Stati Uniti (SWP), ruppe col partito sulla fine della Grande Depressione e divenne esponente di movimenti politici di destra anti-marxisti (maccartismo)

Burns Lydia (Lizzy) (1827-1878)
fu moglie di Engels negli ultimi anni della sua vita.

Burns Mary (? -1863)
sorella di Lizzy anch’essa innamorata di Engels.

Burgers Heinrich (1820-1878)
giornalista radicale a Colonia. Collaborò alla Rheinische Zeitung nel 1842-43. Nel 1848 fu membro della sezione di Colonia della ‘Lega dei Comunisti’. Nel 1848-49 fu membro della redazione de la Neue Rheinische Zeitung. Nel 1850, membro dell’autorità centrale della ‘Lega dei Comunisti’. Nel 1852 fu uno dei principali imputati al processo contro i comunisti di Colonia e venne condannato a sei anni di carcere. Successivamente divenne liberale.


Ultima modifica 28.06.2001